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IN PARLAMENTO

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PNRR: scelte concrete, partendo da progetti e risorse. Le richieste di ANCE in audizione al Senato
2 Ottobre 2020 - XVIII legislatura 

Si è svolta il 1° ottobre scorso l’audizione informale dell’ANCE presso le Commissioni riunite Bilancio e Politiche dell’Unione europea del Senato, nell’ambito dell’esame della Proposta di linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Atto n. 572). L’audizione fa seguito a quelle sulle priorità di utilizzo del Recovery Fund, svolte il 9 e l’11 settembre scorsi, presso le Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera dei Deputati, nel corso delle quali l’ANCE ha evidenziato le proprie istanze, poi riprese nei pareri espressi dalle Commissioni (si veda al riguardo, la notizia del 30 settembre u.s.).

Il Presidente Buia ha ricordato, in premessa, che il Next generation EU, strumento che l’Europa, con grande impegno da parte dell’Italia, ha adottato a metà luglio, è come dice chiaramente anche il titolo, rivolto alle generazioni future e per questo motivo non può che essere utilizzato per rivoluzionare il Paese, sciogliendo i nodi e cominciando a sradicare i vincoli  che lo tengono ingessato da anni.

Al riguardo, ha ribadito l’urgenza di una vera  politica di rilancio, di svolta per le prossime generazioni.  Oltre ad intervenire in emergenza sulle misure di sostegno e di assistenza, occorre creare lavoro, investire nel futuro e rimettere in moto il Paese. I giovani stanno infatti pagando il prezzo più elevato di questa crisi: perdita di occupazione, formazione a singhiozzo, pochi investimenti, nessun futuro.

Ha, quindi, richiamato il ruolo dell’edilizia che può rivelarsi determinante per consentire una nuova visione di Paese, costruendo il bene sociale, creando occupazione e contribuendo alla trasformazione dell’economia nella direzione della sostenibilità.

Al riguardo, ha illustrato cinque principali linee d’azione per raggiungere questo obiettivo:

Piano di manutenzione del territorio e delle infrastrutture

E’ prioritario intervenire con un grande piano di manutenzione del territorio e delle infrastrutture. Un programma di interventi diffusi, un “Piano Italia” orientato alla sostenibilità, che comprenda interventi per l’attenuazione dei rischi naturali, idrogeologico e sismico, e interventi nelle “infrastrutture sociali” necessarie per gestire la crescente domanda di servizi sociali: sanità, istruzione, edilizia abitativa e mobilità. Senza dimenticare le reti di collegamento, ferroviarie e stradali, necessarie per rilanciare la competitività e ridurre il divario tra le diverse aree del Paese (Mezzogiorno). Per tutto questo è imprescindibile l’introduzione di  meccanismi strutturali di accelerazione della spesa, rafforzare la capacità amministrativa e il taglio dei tempi morti della burocrazia. Al riguardo, l’Ance ha formulato da tempo proposte concrete. In primis è necessario tagliare i troppi centri decisionali e posti di potere. Occorre mettere fine alla giungla dei programmi e delle procedure ministeriali (12 in totale!) e alla babele dei pareri e veti incrociati delle Amministrazioni nell’attivazione delle risorse, creando un unico canale di finanziamento, attraverso: assegnazione delle risorse entro un tempo limitato e certo; avvio dell’opera entro un termine perentorio pena la perdita dei finanziamenti; realizzazione dell’opera secondo un cronoprogramma definito e vincolante; attivazione di meccanismi premiali, in termini di ulteriori finanziamenti a tassi di favore, per quelle stazioni appaltanti che riescono effettivamente a contabilizzare i lavori in tempi rapidi.

Si tratta di un modello di successo già sperimentato che ha permesso di spendere il 95% dei fondi stanziati per opere dei Comuni. Ulteriore elemento fondamentale per accelerare le decisioni è rappresentato dall’utilizzo di poteri sostitutivi, ad esempio della Presidenza del Consiglio per le Conferenze dei servizi. Ha, altresì, illustrato il caso emblematico delle scuole, per le quali, con le procedure ordinarie, dopo 5 anni, si è riusciti a spendere solo il 35% delle risorse (1,2 miliardi su 3,4 stanziati).

Piano nazionale di rigenerazione urbana

Occorre un grande Piano di rigenerazione urbana, da almeno 5 miliardi di euro, che permetta di trasformare le nostre città adattandole ai fabbisogni moderni della società. Occorre una strategia nazionale per uno sviluppo urbano sostenibile con: rigenerazione urbana definita come di Pubblico interesse e da attuarsi attraverso interventi finalizzati a migliorare la qualità della vita e il benessere dei cittadini salvaguardando clima, consumo di suolo, sicurezza del territorio; istituzione una Cabina di regia nazionale per coordinare i finanziamenti e le procedure; spazio urbano di qualità: con il superamento delle rigidità del DM 1444/68 e di tutte le norme che condizionano la rigenerazione; costruzione di procedure efficienti e stabilire tempi certi.

 

Piano industriale per la digitalizzazione delle costruzioni e della PA

E’ necessario prevedere al più presto un Piano edilizia 4.0 dedicato, stante la specificità dell’unità produttiva del settore edile: non la fabbrica ma il cantiere. Al fine di migliorare la qualità dei processi e dei prodotti dobbiamo avere strumenti per le nostre imprese. Non è più rimandabile l’adozione di una piattaforma digitale nazionale per le costruzioni. A tal fine è stato proposto al MISE, insieme a tutta la filiera delle costruzioni, un Piano industriale a supporto del settore delle costruzioni per accompagnarlo nella transizione digitale, l’economia circolare, la decarbonizzazione e la legalità.

 

Politica fiscale strutturale: no agli interventi a tempo

La proroga almeno triennale del superbonus 110% rappresenta un elemento centrale della riforma del sistema fiscale orientata alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Ma la vera conquista sarebbe assicurare a questo strumento una durata di medio lungo periodo. Occorre, infatti, una politica strutturale che favorisca la riqualificazione urbana, l’economia circolare e l’efficienza energetica usando in modo virtuoso la leva fiscale. Inoltre occorre pensare a una fiscalità per il bene casa: il lockdown che ha costretto famiglie, giovani e anziani a rinchiudersi in casa per mesi ha messo in evidenza tutti i problemi legati a abitazioni sempre più vetuste, inadeguate negli spazi e nei servizi. Occorre promuovere concretamente un processo di sostituzione edilizia e di accesso alle nuove abitazioni più efficienti e adeguate alle nuove esigenze.

 

Politiche attive per il lavoro

Occorre promuovere una politica attiva del lavoro: un percorso di formazione continua, con sostegno economico per i lavoratori e incentivi per le imprese che li assumono, agevolando, in tal modo, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Così come vanno destinate risorse alle imprese che investono nella formazione continua delle proprie maestranze, introducendo, ad esempio, specifiche misure di detassazione e decontribuzione delle ore destinate alla formazione professionale.

 

In conclusione il Presidente ha evidenziato come quella del Next Generation EU debba essere dunque una sfida improntata all’oggi e al futuro non a proteggere rendite di posizione e diritti acquisiti sulle spalle delle nuove generazioni, delle fasce deboli e della competitività del Paese.

 

In allegato il Documento con il dettaglio della posizione dell’ANCE consegnato agli atti delle Commissioni.

Si veda precedente del 30 settembre u.s.