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IN PARLAMENTO

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Classificazione della clientela e calendar provisioning: l’audizione dell’ANCE al Senato
8 Giugno 2021 - XVIII legislatura 

Si è svolta l’8 giugno c.m. l’audizione dell’ANCE presso la Commissione Finanze del Senato nell’ambito dell’Affare assegnato sulla classificazione della clientela da parte delle banche e sulla questione del calendar provisioning (Atto n. 793).

 

L’Ing. Rudy Girardi, Vice Presidente Centro Studi, che ha guidato la delegazione associativa, ha evidenziato, in premessa, come, dopo la crisi pandemica che abbiamo vissuto nell’ultimo anno, non sia più rimandabile un cambio di passo nella gestione dei crediti problematici di quelle imprese economicamente sane, in possesso di un solido progetto industriale, ma alle prese con difficoltà finanziarie.

 

Ha, poi, illustrato gli eventi che potrebbero determinare seri problemi di sopravvivenza per molte imprese del settore, una vera e propria “tempesta perfetta”:

  • la nuova, folle, definizione di default, molto più stringente rispetto al passato, e l’entrata in vigore dell’obbligo di copertura delle perdite attese (il cosiddetto “calendar provisioning”), che determineranno una nuova “fame” di capitale per le banche;   

•        il termine della moratoria sui crediti;

•        la fine dell’accesso “libero” al Fondo PMI;

•        il codice della crisi d’impresa.

Si tratta di eventi molto interconnessi tra di loro e capaci, insieme, di mettere in crisi non solo le imprese ma anche le banche italiane.

 

Con riguardo alla nuova definizione di default ha evidenziato che la stessa scaturisce da una norma del 2013 e dalla disciplina dell’EBA nel 2016: già le date fanno comprendere come queste due regolamentazioni appartengano ad un’altra era.. Nello specifico, viene stabilito che “il debitore è considerato in default se in arretrato da oltre 90 giorni su un’obbligazione verso l’istituto di credito per importi di pagamento superiori a 500 euro e che rappresentino più dell’1% del totale delle esposizioni. Per le persone fisiche, per esempio le famiglie e le PMI, che presentano esposizioni complessive inferiori a 1 milione di euro, l’importo della soglia è abbassata addirittura a 100 euro.

La classificazione in default di una posizione farebbe riclassificare in default tutti i finanziamenti dello stesso cliente presso quell’istituto e sarà vietato compensare le esposizioni problematiche con i margini disponibili su altre linee di credito accordate al medesimo debitore.

Le scelte dell’EBA appaiono assolutamente fuori dalla realtà, quasi frutto di un accanimento terapeutico nei confronti dell’economia reale.

 

La stessa preoccupazione per queste due regolamentazioni, emerge dal mondo bancario: nell’audizione dello scorso 14 dicembre l’ABI ha affermato che “un approccio di questo tipo – che inevitabilmente induce le banche a restringere i criteri di concessione del credito (visti ad esempio i tempi molto ristretti per l’azzeramento del valore dei crediti non garantiti) – appare particolarmente dannoso in questo momento, in quanto introduce un incentivo perverso a favore della cessione del credito, al primo segno di deterioramento, al di fuori del circuito del mercato bancario regolamentato”. Sono evidenti, infatti, gli effetti negativi sull’offerta di credito e il carattere pro-ciclico di queste misure, dal momento che si viene a creare un legame diretto tra le difficoltà dell’economia e la crescita degli NPL, difficoltà dell’economia a loro volta esacerbate da politiche regolamentari che hanno per effetto restrizioni nell’offerta di credito.

 

Il Vicepresidente ha espresso forte preoccupazione per gli effetti di queste norme sull’economia nazionale, soprattutto in questa delicata fase congiunturale: la nuova regolamentazione di Vigilanza determinerà il default di molti soggetti e le banche saranno obbligate ad aumentare esponenzialmente gli accantonamenti, sottraendo importanti porzioni di patrimonio che dovrebbero essere utilizzate a fronte dei nuovi finanziamenti che il settore sarebbe chiamato ad erogare per favorire la ripresa economica, in linea con la politica monetaria espansiva della BCE.

 

Ma la preoccupazione dell’Ance si riflette anche sulla sostenibilità del  debito pubblico, così ingente e crescente: senza imprese che producono e famiglie che consumano, l’economia non potrà generare le risorse per il ripagamento del debito.

La nuova normativa europea spingerebbe ulteriormente le banche a svendere a fondi definiti “specializzati”, il cui obiettivo non è certo la tutela aziendale.

Secondo i dati di Banca Ifis, dal 2015 al 2020 già sono stati ceduti più di 250 miliardi di NPL. Per il biennio 2021-22, la Banca stima ulteriori cessioni per 70-80 miliardi, il valore di due Finanziarie sommate! Le banche nel 2020 e nel 2021 hanno effettuato importanti svalutazioni di crediti, anche in bonis.

 

Pertanto, il Vicepresidente ha evidenziato la necessità, al fine di affrontare questa nuova crisi, di pensare all’efficienza delle procedure, piuttosto che alla sola velocità, alla tutela di quel tessuto produttivo senza il quale sarà impossibile cambiare rotta e realizzare tutti i piani previsti dal Recovery Plan.

Per raggiungere questo obiettivo esistono percorsi alternativi rispetto alla svendita.

 

Per esempio, il Presidente della BCE, Christine Lagarde, nel documento di aprile 2021 del Comitato Europeo per il Rischio Sistemico, apre per la prima volta ad una trasformazione dei crediti garantiti dallo Stato in sovvenzioni (grants), entro il 31 dicembre 2022, dando prova di aver compreso, finalmente, che la crisi che ci troviamo ad affrontare è strutturale, dovuta al sovra indebitamento delle imprese. Una crisi eccezionale ha bisogno di soluzioni eccezionali.

Paesi come l’Olanda e Spagna stanno prendendo in seria considerazione questa impostazione. Da quello che risulta all’Ance, l’Italia avrebbe già espresso interesse rispetto alla possibile conversione di forme di finanziamento come anticipi rimborsabili, garanzie, prestiti in altre forme di aiuto, come le sovvenzioni. E’ necessario approfondire questa possibilità e introdurla quanto prima nel nostro ordinamento. 

 

La seconda via da seguire è quella dell’approvazione del DDL sul sovraindebitamento, come sintesi delle proposte De Petris, Pittella, Urso e Lannutti.

L’Ance si è espressa più volte a favore di questa norma straordinaria e chiede alla Commissione di dare un impulso deciso al DDL sul sovra indebitamento e approvarlo nel più breve tempo possibile.

 

In allegato il Documento con il dettaglio della posizione ANCE sul provvedimento consegnato agli atti della Commissione.